Petra, importante punto di riferimento per le carovane provenienti dall’Europa e dall’Asia, nel suo momento di massimo splendore arrivò ad avere anche 20.000 abitanti. Il suo business principale era il commercio di seta, incenso, bitume e spezie.

Il suo ingresso si trova a circa 900mslm ed è  tracciato dal Siq, uno spettacolare canyon lungo 1,2km che le caravane dovevano percorrere prima di trovarsi di fronte al maestoso Tesoro.

 

 

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Nascosta e gelosamente custodita dai beduini per secoli, venne riscoperta dal mondo intero nel 1812 da Ludwig Burckhardt, un viaggiatore svizzero intento a percorrere la rotta che da Damasco porta in Egitto. Durante questo suo viaggio Ludwig venne a conoscenza del fatto che nei pressi di Wadi Musa si trovassero delle rovine straordinarie. All’epoca però la zona di Petra era controllata dagli Ottomani e gli stranieri non musulmani curiosi di antichità non venivano visti di buon occhio. Si finse così pellegrino con il nome di Ibrahim e con la scusa di sacrificare un agnello ad Aronne, fratello di Mosè, la cui tomba si trova proprio in uno dei monti di Petra, per primo scoprì le meraviglie che oggi milioni di turisti visitano ogni anno. Curioso rispetto alla sua visita è il fatto che Burckhardt non riuscì mai a visitare e scoprire le bellezze di Petra oltre l’antiteatro, rimanendo di fatto all’oscuro dell’esistenza del magnifico Monastero.

 

La tomba degli Obelischi

È la prima grande opera che si incontra a Petra, prima ancora di percorrere il Siq. La sua principale particolarità è che per la prima volta nella stessa struttura furono costruiti la tomba (in basso) e il triclinio, il luogo di lutto e ricordo, dove i parenti del defunto si ritrovavano per banchettare in onore dei propri cari sepolti. Il fatto che questa tomba abbia in facciata 4 obelischi ci fa subito capire quanto la cultura nabatea traesse ispirazione da tutte le culture con cui entrava in contatto, inclusi gli egizi.

 

Il Siq

Il Siq era non solo il luogo di ingresso alla città per le caravane, ma anche uno dei percorsi prediletti per il passaggio dell’acqua che grazie a numerose cisterne, dighe e sorgenti naturali distanti fino a 8 chilometri, portavano l’acqua a tutta la popolazione anche nei periodi di maggiore siccità. La sorgente più famosa sicuramente è l’Ain Musa (la sorgente di Mosè), citata nell’Antico Testamento come luogo da cui Mosè fece sgorgare per primo l’acqua. Grazie ad un canale che scorreva lungo tutto il canyon, protetto da tegole di terracotta e un’inclinazione al 4% i Nabatei riuscirono a far scorrere l’acqua fino alla città riducendo al minimo gli sprechi.

All’interno del Siq si trovano anche alcune statue scavate nella roccia. Rappresentano una carovana trainata da cammelli. Secondo gli studiosi in questo punto le carovane si incrociavano per il passaggio dandosi la precedenza prima dell’ultima stretta parte di canyon.

 

Il Tesoro (The Treasury – Al Khanzeh)

Il tesoro, alto 43 metri e largo 30, è un capolavoro architettonico costruito con la funzione di tempio ma utilizzato anche come maestoso edificio in grado di dare il benvenuto ai viaggiatori proteggendoli nel loro cammino.

Sui fianchi della facciata del Tesoro si trovano infatti le figure dei due Diòscuri (nella tradizione greca Castore e Polluce, figli di Zeus), che con i loro cavalli vegliano sul tempio e proteggono i visitatori che viaggiano per terra e per mare. Un perfetto biglietto da visita per le carovane che giungevano a Petra per la prima volta.

Nella parte alta del tesoro si trovano invece 9 figure femminili. Ai lati 6 amazzoni, armate di ascia e scudo. Nella parte più interna, ai lati dell’urna, due raffigurazioni della dea alata Nike. Nella nicchia centrale invece si trova Iside, dea della fortuna.

Nei secoli moltissimi visitatori ignoti, con molta probabilità beduini, convinti che la struttura potesse contenere il tesoro del faraone (da qui il nome), spararono ripetutamente all’urna centrale, lasciando numerosi fori ancora oggi visibili.

Quando fu riscoperto nel 1812 e fino agli anni ’60 il tesoro presentava una colona distrutta, questo ci fa capire che l’intera facciata e le sue camere interne furono pensate, scavate e costruite per autosostenersi.

Il Tesoro quasi certamente era dedicato al Re nabateo Areta IV. Nonostante non siano presenti nicchie nè camere funerarie all’interno della struttura, si pensa che il tesoro potesse essere una struttura funeraria celebrativa senza tomba o che la tomba del re fosse stata costruita al suo interno ma in legno e quindi che sia andata perduta nel tempo.

 

Anfiteatro

L’anfiteatro è stato scavato nella roccia viva su 3 livelli e poteva ospitare fino a 8500 persone. Benché sia molto simile ai teatri romani, questo anfiteatro è opera dei nabatei, come si può dedurre dal complesso condotto idrico e da un particolare unico nel suo genere: in cima all’anfiteatro si trova infatti una strada e alcune tombe con vista direttamente sul palco, per questo motivo si pensa che fosse inizialmente utilizzato per riti religiosi e solo in seguito per la messa in scena di spettacoli, migliorato e ampliato, dai romani che qui governarono a partire dal 106 DC.

 

Le tombe reali

Sono un insieme di 4 tombe che per la loro posizione e grandezza si pensa siano appartenute ad altrettanti governatori nabatei.

Tomba dell’Urna: è la più iconica del complesso, si raggiunge tramite una scalinata posta su una volta in mattoni a due piani. I colori della pietra al suo interno sono incredibilmente vivaci. Durante l’epoca bizantina fu convertita in chiesa e fu aggiunta la finestra sopra la porta principale.

Tomba Corinzia: chiamata così per via del suo stile e dei suoi capitelli, ricorda molto il Tesoro da cui sicuramente prende ispirazione, purtroppo le intemperie ne hanno rovinato molto la facciata.

Tomba di Seta: è la più piccola delle quattro ma presenta un mix di arenaria gialla, rosa e grigia che secondo alcuni ricorda una coperta di seta.

Tomba del Palazzo: la sua facciata presenta 3 piani di finte colonne di cui l’ultima non scavata nella roccia ma aggiunta a posteriori posizionando blocchi di roccia sulla sua sommità. Al suo interno nella seconda stanza a sinistra si può trovare una grossa nicchia in cui è presente dello stucco, questo dimostrerebbe che le tombe nabatee fossero stuccate per preservarne le pareti e molto probabilmente anche decorate con pitture.

Poco più in là si trova anche l’unica tomba di Petra che è possibile associare con assoluta certezza ad una persona. Si tratta della tomba del governatore romano Sesto Fiorentino, che presenta all’ingresso un incisione con il suo nome.

 

Il Monastero

Per arrivare al monastero, la struttura più grande e imponente di tutta l’area archeologica (48×47 metri), sono necessari 822 gradini (in alternativa si può salire con un asinello). Costruito inizialmente per ospitare le spoglie del Re Obodas, in epoca bizantina i cristiani lo trasformarono in una chiesa, lasciando numerose croci al suo interno. Quando gli arabi arrivarono nel 600, vedendo le croci, decisero di soprannominarlo con il nome che oggi noi tutti conosciamo, “Il Monastero” o in arabo “Al Deir”.

 

Il Colombarium

Contrariamente a quanto il nome possa far credere, questo particolarissimo e poco conosciuto edificio non veniva utilizzato come casa per i piccioni (le sue nicchie sono larghe appena 30cm, troppo poco per questo scopo). Gli studiosi ritengono che i possibili utilizzi di queste nicchie potessero essere due: nicchie votive che racchiudevano piccole statuette o “immagini” religiose o molto più probabilmente servivano a conservare o mostrare agli acquirenti dei prodotti (anche se non è ancora chiaro quali potessero essere).

 

Qasr Al Bint

È uno delle pochissime testimonianze giunte ad oggi di costruzione nabatea non scavata nella roccia. Il suo nome significa “palazzo della figlia (del faraone)”. Era il tempio più grande e in vista della città, finemente decorato e stuccato, era dedicato probabilmente alle divinità nabatee Al-Uzza o Dushara. Solo in seguito, con l’arrivo dei romani, venne convertito al culto di Apollo. Il suo nome deriva da una credenza beduina secondo la quale la figlia del faraone decise di darsi in sposa a colui che per primo fosse riuscito a portare l’acqua al palazzo. Due corteggiatori portaro a termine l’impresa contemporaneamente trasportando l’acqua da due diverse fonti. Il primo ringraziò per l’impresa il suo potere e i suoi uomini. Il secondo ringrazio il suo impegno e Dio. La figlia del faraone decise quindi di sposare colui che si dimostrò più umile e rispettoso della volontà di Dio. Da qui il nome Qasr Al Bint Firaun.

 

Il Grande Tempio

Era il palazzo più in vista della città, costituito da un grande piazzale colonnato largo più di 40 metri e dal tempio principale che si trovava 13 metri più in alto. I due spazi erano uniti da una lunga scalinata. Nei pressi di questo tempio sono stati ritrovati decine di reperti tra cui anche dei bellissimi capitelli scolpiti con elefenti. La funzione di questo edificio è tuttora fonte di dibattito. Molti credono avesse una funzione religiosa, ma al suo interno è presente un Odeon, un piccolo teatro che poteva contenere fino a 650 persone. Questo elemento architettonico fa pensare che l’edificio potesse anche avere un ruolo politico, di tribunale e di incontri istituzionali. Non è del tutto escluso (anche se mai visto nella storia) che il palazzo avesse una duplice funzione religiosa e politica.

Alcuni studi recenti hanno anche dimostrato che sotto al grande piazzale del tempio era presente un complesso sistema idrico utilizzato per il deflusso delle acque piovane ma anche per poter portare l’acqua all’interno di alcune grandi piscine che si trovavano proprio davanti al palazzo. Si pensa che questo fosse il modo in cui i nabatei amavano stupire e accogliere i propri visitatori, sfoggiando la propria ricchezza d’acqua in uno dei luoghi più aridi al mondo.

 

Altri edifici di interesse a Petra.

  • La strada colonnata: era l’arteria della città. Ai suoi lati sorgevano due portici colonnati rialzati di due gradini rispetto alla strada, dove si trovavano negozi e botteghe, alla sua estremità si trovava un arco trinfale, chiamato Temenos, che segnava il confine tra lo spezio pubblico e la zona sacra che apparteneva al Basr Al Bint.
  • La tomba incompleta:importantissima per capire in che modo i nabatei scavassero nella roccia per realizzare le loro opere)
  • La Chiesa Bizantina: dove nel 1993 furono scoperti 140 papiri scritti appartenenti ad una facoltosa famiglia dell’epoca. In questa chiesa a tre navate è possibile ammirare dei bellissimi mosaici raffiguranti animali e mezzi busti.
  • Il tempio dei leoni alati: prende il nome dalle creature che sormontavano i suoi capitelli, era dedicato alla dea della fertilità.
  • La tomba del soldato: è una delle tombe più interessanti dell’intero complesso archeologico, in facciata presenta 3 nicchie contenenti altrettante statue appartenenti a 3 soldati. Si pensa siano il defunto e i suoi due figli.
  • La tomba rinascimentale: chiamata così perché il suo archivolto ricorda molto quelli utilizzati in epoca rinascimentale in Italia 13 secoli più tardi.
  • L’altare del Sacrificio: raggiungibile con una camminata di circa 45 minuti, veniva utiizzato per drenare il sangue degli animali offerti in sacrificio agli dei nabatei. Da questo altopiano è possibile avere una vista incredibile su tutta Petra.

 

Perché Petra cadde in disgrazia? Perché cambiarono le rotte commerciali e perché nel 362 un forte terremoto distrusse gran parte della città. Nel 600 poi con l’arrivo dei musulmani si persero tutte le tracce di questo popolo, fino alla sua ri-scoperta nel 1812.